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Storia del paese

Monti, posto all'inizio di una gran vallata che si slarga ampia e ubertosa verso l'interno, distesa placida ai piedi del Limbara, a cavallo dello spartiacque fra il bacino del Coghinas e quello del Padrongianus, favorito dalla sua centralità geografica, fu abitato fin dalla preistoria. Lungo il corso dei secoli ha tratto vantaggio dalla sua posizione, perché all'incrocio delle comunicazioni fra il mare di Olbia e l'occidente isolano, fra la Gallura e l'interno.

Come la Sardegna subì le invasioni, così Monti subì, nel corso dei secoli, diverse dominazioni, ora provenienti dal mare, ora da altre subregioni dell'Isola.

CIVILTA' NURAGICA.La frequentazione umana nel territorio in epoca nuragica è testimoniata dalla presenza di due tombe dei giganti e 12 nuraghi (Nuraghe Locu, Pertuncas, Taerra, Montu Fulcadu, Chicchiritanos, Binza Alvinu, Crasta, Piredu, Piddiu, Nuragheddu, Giuncos Marinos, Cantattu), spesso allineati e comunicanti dal punto di vista visivo. Erano ubicati in posizione strategica lungo le vie di comunicazione e, intorno vi sorgevano villaggi.

Il più importante fra loro è NURAGHE LOCU, il cui sito fu abitato sino all'Alto Medioevo con il nome di Villa Locus. Si tratta di un nuraghe costituito da una torre che si appoggia ad un doppio affioramento granitico di notevoli dimensioni, integrato da murature nei punti aperti ed includente una sorta di cortile. Il profilo Nord-Nordovest della costruzione è dato dalla roccia naturale, con parete verticale che strapiomba per una altezza di 5/7 metri; a Nord-Nordest, ove la roccia degrada sul piano di campagna, residua una muratura curvilinea che proprio a Nord presenta, quasi a fior di suolo, il robusto architrave di un ingresso; infine, compreso tra questo muro ed una minore formazione rocciosa, si apre una sorta di cortile di forma irregolare, vagamente trapezoidale, di cui non è attualmente rilevabile l'opera muraria esterna, volta a Nord, mentre a Est il tracciato è dato dalla roccia. Il parametro interno, costituito da pietre di piccole dimensioni, si conserva per un altezza massima di m 1,65 con una decina di filari. Nel tratto Nord del muro si individua una apertura che sembra essere quella di una nicchia, se non di un vano-scala o di un ingresso.

Pianta Nuraghe Logu Pianta Nuraghe Logu

I BALARI. Le testimonianze archeologiche del territorio non si interrompono con la fine dell'età nuragica, ma continuano significative per le fasi successive fino alla tarda romanità. Nelle vicinanze di Taerra, verso la catena del Limbara il territorio fu occupato dai Bàlari. Il popolo fiero abile nel navigare e feroce nel combattere. Una roccia posta nella parte centrale del rio Scorraboe ne conferma la loro presenza. Il c.d. CIPPO DEI BALARI è iscritto su due lati; su quello orientato in direzione nord-ovest si legge BALARI; su quello opposto, in direzione sud-est, la letteratura del campo iscritto è, in buona parte, estremamente dubbia. Alla linea 1 si legge: FINE(M) OPPURE FINEMA OPPURE FINENEA ed il testo è stato inteso in due modi diversi: FINEM, ossia il confine, un accusativo dipendente da un verbo che si è supposto nella linea 2; oppure FIN(ES) EMA o ENEA, quindi i confini di un altro popolo, gli Ema o Enea, non altrimenti noto. Alla linea 2 le lettere sono scomparse o quasi. Secondo una opinione la linea doveva contenere il nome del governatore. Alla linea 3 è il titolo del governatore: PRAEF. PR[OV]. Quindi un ''prefetto della provincia'' di Sardegna. La linea 4, infine, ha la distanza dal punto iniziale di questi confini: PAS DLIIII, quindi 554 passi.

Cippo dei Balàri Cippo dei Balàri

I ROMANI. La Sardegna cadde sotto il dominio Romano (238 a.C - 456 d.C), il territorio di Monti assunse un ruolo strategico sotto il profilo militare per il controllo del Nord-Sardegna; quello economico per la fertilità della vallata che si apre su quella olbiese, della viabilità poiché crocevia di due strade consolari a Nuraghe Logu: la Tibula-Gemallae-Caput Tirsi-Kalares e la Olbia-Liguido-Kalares, ed altre secondarie. Per questi fini i Romani riutilizzarono e fortificarono i nuraghi di Taerra, Bilza Alvinu, Pertuncas, Nuraghe Locu e Crasta. Costruirono alcune stazioni militari adibite al cambio dei cavalli per i corrieri, una azienda e una villa a Taerra. Numerosi i resti archeologici rinvenuti nel territorio ed una modesta collezione di monete antiche che si ipotizza risalgano ad un periodo che va dall'epoca romana sino al 1700.

I BIZANTINI. Dopo la sconfitta dei Vandali, la Sardegna divenne una delle sette province africane dell'impero romano d'oriente. La dominazione bizantina (534-1073) non è facilmente rintracciabile nei documenti, ma evidente dal punto di vista religioso. Furono i brasiliani, monaci orientali, ad introdurre in Sardegna il culto di diversi santi dell'Asia minore, fra cui quello di San Paolo eremita. Alcuni di loro si spinsero sino ai contrafforti del territorio di Monti abitando in piccole grotte. Il disegno divino volle che a consacrare la chiesa dedicata a San Paolo eremita il 31 luglio 1348 siano stati due vescovi di Santa romana Chiesa: Marzocco di Bisarcio e Bernardo di Castro.

Chiesa San Paolo Eremita Chiesa San Paolo Eremita

I GIUDICATI. A seguito della catalogazione dei beni culturali ecclesiastici promossa dalla CEI (Conferenza Episcopale Italiana), a Monti è stato riscoperto un CALICE che risulta essere il più antico della Sardegna risalente all'età medioevale. Fino a qualche mese fa, il calice, era custodito inconsapevolmente, insieme ad altri oggetti liturgici, in una cassaforte presso la parrocchia di San Gavino Martire.

Il Calice si trova nella chiesa parrocchiale di Monti, presso la cappella della Madonna; si può visitare tutti i giorni durante tutte le cerimonie religiose oppure contattando il parroco don Pierluigi Sini.

Il calice Il calice

LE REPUBBLICHE MARINARE. Le vicende delle Repubbliche marinare (1254-1303) di Pisa e Genova si intersecano con quella dei Giudicati. Coinvolsero il territorio di Monti che faceva parte del Giudicato di Logudoro entro la Curatoria del Monteacuto a proposito della contesa per il castello di Crasta. Il castello di Crasta sorge su un rilievo a m 490 s.l.m., a tre chilometri da Monti, verso sud. Ubicato in posizione strategica, dominava il cosidetto ''corridoio o sella di Monti'' a guardia delle vie di comunicazione fra la marina e l'interno, inserendosi nella rete di difesa dei Giudicati di Torres e quello di Gallura. Aspra fu la lotta fra la famiglia Malaspina di Pisa e Doria Genova per il suo controllo. Si tratta di una torre semplice trasformata poi dai Romani in fortezza. Significativi i termini: Crasta, dal latino accampamento; Casteddu, riferito al castello; Sa punta ‘e sa prejone, ove venivano rinchiusi i prigionieri.

Nuraghe Sa punta ‘e sa prejone Nuraghe Sa punta ‘e sa prejone

ARAGONESI SPAGNOLI. Dalla dominazione aragonese-spagnola (1323-1708), Monti ne trasse benefici ereditando la nascita del feudo, il Portale e ''Su palattu Baronale''. Il 15 febbraio 1412, Guglielmo, Giudice di Arborea, visconte di Narbona e Bas, concesse al cavaliere sassarese Pietro de Feno la villa di Monti con lo ''jus patronato di San Paolo Fillabavini''. Il feudo, in seguito, fu dato ad appannaggio, con alterne fortune, di altre famiglie nobili sarde: i Manca, Ravaneda, Dell'Arca e Farina, sino al 1836 quando venne abolito il sistema feudale il cui simbolo è tutt'oggi ''Su palattu Baronale''.

REGNO DI SARDEGNA. Nella prima metà dell'800, durante il Regno di Sardegna (1728-1861), Monti visse un periodo sociale drammatico. La legge sulle ''Chiudende'' 1823 generò odio fra abbienti e indigenti, tanto da provocare un omicidio. Negli anni '30 a causa del lungo contenzioso per il possesso dei terreni a San Salvatore ci furono morti e distruzioni. Nella seconda parte del secolo, poi, controversie fra famiglie sconvolsero la tranquilla vita paesana.

Solo 4 o 5 famiglie benestanti dominavano il paese, tra cui la famiglia FRANCO. La casa, simbolo del benessere e della nobiltà montina, è oggi sede del MUSEO ETNOGRAFICO comunale che accoglie un'importante mostra del pane della Sardegna, oltre che arredi tradizionali e sala convegni.

REGNO D'ITALIA. La preoccupante crisi sociale perdurò in paese anche ai primi del ‘900, durante il Regno d'Italia (1861-1946). Per le gravissime inadempienze amministrative, le liti con Enti, Comuni limitrofi, famiglie dominanti, semplici cittadini e lo stato di abbandono dell'abitato, spinsero il Prefetto di Sassari, Cav Carlo Re a sciogliere il Consiglio Comunale. Il 27 dicembre 1903 nominò Commissario straordinario l'avvocato Antonio Marra che amministrò il Comune sino alle elezioni per il rinnovo del consiglio comunale. Le pessime condizioni economiche di numerosi indigenti del paese mossero la ''pietas cristiana'' del parroco Don Giommaria Casu ad aprire, nel 1939, ''la casa della mendicità, ancor oggi fiore all'occhiello della solidarietà montina.


REPUBBLICA ITALIANA. Al termine del secondo conflitto mondiale, dopo l'autonomia amministrativa del 1949, negli anni della ricostruzione, la popolazione montina cercò di uscire dalle tragedie e miserie della guerra. Riprendevano gradualmente le attività artigianali e commerciali, la pastorizia e l'agricoltura. In questo settore si imponeva la viticoltura anche grazie ai prezzi di vendita remunerativi per le diverse qualità di vino prodotte. Tutto ciò non era però sufficiente: era necessaria una svolta storica che gettasse le basi per una vera e propria rivoluzione del settore. Si fece strada l'idea di una struttura in grado di valorizzare e commercializzare la produzione locale e dar vita ad una cooperativa. Ecco che Dott. Giovanni Agostino Corda, medico condotto e viticoltore emerito, coinvolse 22 ''binzatteris'' che firmarono l'atto costitutivo il 31 luglio 1956. Antonio Segni, capo del Governo, arrivò in paese il 29 giugno 1959 per la simbolica cerimonia della posa della prima pietra della cantina del vermentino. Il resto è storia di oggi!