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Archeologia

Il territorio di Monti, come del resto tutta la Gallura, è ricco di emergenze archeologiche, architettoniche e ambientali di grande interesse. Il quadro della frequentazione umana si fa risalire al Neolitico per proseguire poi al periodo Nuragico. Lo storico De Rosa, in un breve articolo divulgativo intitolato 'Dell'uso dei nuraghi' (1909) ci ricorda il Nuraghe Logu di Monti per la particolarità di avere 'sei nicchie nella camera'. E' senza dubbio il monumento meglio conservato e di maggiore interesse; chiamato anche Concanu Calvu trae origine dalla località omonima e consta di una torre che si appoggia ad un doppio affioramento granitico di notevoli dimensioni, integrato da murature nei punti aperti ed includente una sorta di cortile. La Carta archeologica del Taramelli del 1939, riporta altri Nuraghi quali il Terra, S. Michele o Tuzzera, Binza Alvina e Sa Cobelciada. Nel 1949 vengono segnalati resti Romani in località Binzalvino mentre nel 1973, in una carta di distribuzione delle sepolture Dolmeniche della Sardegna curata da V. Santoni, compare 'l'Allèe couverte di Terra' collegabile ad ulteriore frequentazione Neolitica Recente nonché dell'Età del Rame. In epoca più recente, nel corso di una ricognizione effettuata dalla Dott.ssa G. Manca di Mores emergono due tombe di giganti ed altre strutture antiche presso il Nuraghe Logu di Monti, ove tutt' intorno vengono raccolti interessanti materiali di età storica . In sintonia con quanto avvenuto nel resto dell'Isola, sia la tomba megalitica che i menhir di Monti possono ascriversi ad un arco cronologico compreso tra la fase più tarda della Cultura Ozieri, del Neolitico recente, e i primi tempi dell'età del Rame. A partire dal Bronzo medio (1600-1300 a C.), ma probabilmente già nella fase precedente, anche il territorio di Monti è investito dallo sviluppo demografico ed economico che caratterizza la Sardegna nuragica fino alla conquista Cartaginese (fine del VI sec. a.C.). Ed è, infatti, l'età nuragica quella che finora sembra meglio documentata con due tombe di giganti ed almeno dieci nuraghi; non grandi numeri, come si vede, ma abbastanza significativi per un territorio ancora tutto da indagare. A luoghi di sepoltura, ma anche per la vita, potevano essere destinati i Tafoni che sono stati segnalati in località Monte Fulcadu e in regione Su Canale, la cui attribuzione culturale potrà essere accertata soltanto con ulteriori e più apprenditi scavi. Per quanto riguarda l'età storiche, attraverso il territorio di Monti dovettero incanalarsi correnti di traffico ancora poco chiarite (si pensi all'anfora massaliota di Vl-V secolo, giunta a Monti prima della fondazione Punica di Olbia) o di più agevole definizione (anfore puniche del IV secolo).

La presenza romana, puntualmente rilevata in tutte le aree interessate da insediamenti nuragici, conferma la capillare rioccupazione del territorio nei secoli finali della Repubblica e in quelli dell'Impero, come era logico in un'area interessata dal tracciato di una arteria di vitale importanza per l'economia della regione, come la strada a Karalibus Olbiae che oggi collega il capoluogo di regione con la città di Olbia. Più tardi Ia zona fu frequentata da popoli provenienti dalla vicina Corsica e dalla Spagna e a testimonianza dell'importanza che la chiesa bizantina esercitò sull'area restano la chiesa di San Michele Arcangelo e riti di origine greca sopravvissuti fino all'epoca moderna, come il far piangere i propri morti dalle prefiche che, a pagamento, intessevano le lodi dei defunti. A pochi chilometri ad est di Monti, vicino alla chiesa di San Michele Arcangelo, si possono vedere resti di sepolture sotto roccia e di capanne circolari utilizzate in diverse epoche.

Nuraghe Logu Nuraghe Logu

Nuraghe Sa punta 'e sa prejone Nuraghe Sa punta 'e sa prejone